La storia della vigilanza all’interno delle mura cittadine ha origini antichissime. Senza andare alla “Militia Vigilum” dell’epoca romana, sappiamo che per tutto il Medioevo, e fino all’epoca napoleonica, i cittadini di Trieste abili alle armi prestavano servizio obbligatorio gratuito, a turno, nella “Guardia di Piazza e di Città”.

Cittadino armato, guadia alle porte e guardia notturna da “Il Trecento a Trieste”, di G. Caprin

Cittadino armato, guadia alle porte e guardia notturna da “Il Trecento a Trieste”, di G. Caprin

Le guardie dovevano presentarsi al mattino, armate di tutto punto, ai piedi della torre del Municipio, e sorvegliare vie e piazze cittadine fino al tramonto, quando venivano sostituite da più agguerrite guardie di mestiere. Nel ‘700, però, a dover espletare questo tipo di servizio erano rimasti soltanto i poveri, dal momento che gli agiati borghesi usavano mandare al loro posto un servitore.
Nel maggio del 1848, a seguito della costituzione della “Guardia Nazionale” posta a difesa delle istituzioni cittadine, venne deciso di dar vita pure un corpo di vigilanza il cui compito fosse quello di garantire l’ordinato svolgimento della vita civile all’interno della città, tutelare il patrimonio e reprimere il fenomeno dell’accattonaggio. A questo Corpo, costituito da 120 effettivi dotati di uniforme verde scuro e armati di sciabola, venne dato il nome di “Guardia Municipale”, ma ebbe vita breve: già nel 1853 venne infatti sciolto, in conseguenza dell’accentramento nelle mani del Governo di Vienna di tutte le competenze in materia di polizia così da scongiurare, quanto più possibile, il sorgere di un nuovo ’48.
Nel 1862 il Comune di Trieste inaugurava il nuovo Istituto dei Poveri con l’intento di ricoverare coattivamente quella moltitudine di mendicanti e di derelitti che allora rappresentava una vera piaga sociale. Il 13 giugno 1862 il Consiglio Comunale decise di assegnare all’Istituto sette persone, dotate di uniforme blu con filettatura bianca e rossa, da adibire alla caccia ai mendicanti, alle quali venne dato il nome di “Guardie Municipali”. Queste, dipendendo dalla direzione dell’Istituto, non suscitarono i sospetti del Governo austriaco in merito alla possibile ricostituzione di un corpo di vigilanza comunale, ma ben presto il Comune iniziò ad affidare ad esse pure compiti tipici della polizia locale, quali la sorveglianza dei mercati e l’osservanza delle ordinanze, portando il loro organico a dieci unità. A tutt’oggi, il 13 giugno si festeggia la nascita del Corpo.

Nel frattempo, il Governo di Vienna aveva iniziato ad autorizzare la costituzione di corpi di polizia locale e così, il 23 marzo 1870, il Consiglio Comunale poté deliberare lo scioglimento delle guardie municipali dell’Istituto dei Poveri, per inquadrarle in un neo-costituito Corpo delle Guardie Municipali, posto alle dipendenze del Comune. La loro divisa grigio-azzurra, con bombetta e piumaggio, è stata ultimamente adottata per il picchetto d’onore del Corpo.

Guardie Municipali con la divisa adottata nel 1870, in un’immagine di fine Secolo (Fototeca, Civici Musei di Storia ed Arte)

Guardie Municipali con la divisa adottata nel 1870, in un’immagine di fine Secolo (Fototeca, Civici Musei di Storia ed Arte)

Le guardie, inizialmente in numero di 16, vennero armate di daga, mentre gli ufficiali avevano la sciabola. Sappiamo il nome del loro primo comandante: Carlo Tresoldi di Umate (Monza), proveniente dalla Gendarmeria. Alla fine del Secolo nuove incombenze costrinsero il Comune a portare l’organico del Corpo a 28 guardie, oltre a due sottocapi e al comandante.